i 99

 


Installazione – azione condivisa

L’ Aquila Corso Federico II, dal 29 al 31 ottobre 2010.

L’apporto dell’arte contemporanea alla ricostruzione della città dell’Aquila, colpita da un sisma di portata storica, non deve essere solo “materiale” per essere concreto, ma può basarsi anche sulla fattiva catalizzazione di speranze, idee, proposte – finora poco ascoltate – di chi la città la vive da sempre, e la sente appartenergli. O almeno essergli appartenuta, fino al 6 Aprile 2009. In nome di una ricostruzione “dal basso”, informata ad un’etica dell’ascolto e della compartecipazione, si muove con coerenza Donatella Giagnacovo. Il terremoto è riuscito in pochi istanti a interrompere il fluire plurisecolare della vita a L’Aquila, e il suo centro storico non è più scenario continuo dell’agire comune, cassa di risonanza di tante voci, teatro di sentimenti e relazioni umane, ma spazio artificiale di un passeggio limitato ai luoghi “autorizzati” e “sicuri”, secondo orari “consentiti”. Una sterilizzazione delle occasioni di incontro e di scambio inibisce una riappropriazione interiore della città da parte di chi la abitava e dovrà – prima o poi – riabitarla: ne risulta  una comunità disgregata, tenuta lontana dai riferimenti urbani che la connotano, dai quei luoghi che oltre ad essere gioielli dell’arte, sono prima di tutto patrimonio identitario.

L’installazione-azione della Giagnacovo ricrea concettualmente uno dei simboli – forse “il” simbolo – della storia e del patrimonio artistico aquilano: la fontana delle 99 cannelle, evocandola attraverso i pensieri della comunità che essa da secoli rappresenta. Il monumento, legato numerologicamente alla leggenda di fondazione della città, vuole dunque essere premessa della sua ri-fondazione. Novantanove quaderni dalle pagine bianche, caratterizzati ognuno dalla riproduzione in copertina di un mascherone in pietra della fonte, sono messi a disposizione dei fruitori per essere riempiti di testimonianze, riflessioni, progetti. Diari personali e, nello stesso tempo, collettivi. Ognuno dei quaderni reca lettere che, anagrammate, formano parole legate alla quotidianità, parole che il sisma ha stravolto e confuso, parole da “ricostruire” per tornare a vivere.
Della forza del codice linguistico non può del resto dubitare un’artista che di esso si serve sempre. E  non è un caso che ognuno dei quaderni neri dell’installazione abbia sul retro fotogrammi di macerie e che, fra di essi, alcuni rechino delle lettere rosse che insieme compongono, significativamente, questa espressione:

 

                                          “r-i-c-o-s-t-r-u-i-a-m-o”!

          

                                  

VIDEO ISTALLAZIONE-AZIONE: 


L’Aquila Chiesa di  San  Giuseppe artigiano 5 maggio 2013   

L’Istallazione è stata riproposta in occasione del Convegno nazionale dei critici  e storici dell’arte .

 









       

 


                    


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